49. Non so come chiamare questo capitolo.
Massa, 19 maggio 2006
Non mi ricordo quanti anni avessi (diciamo sei o sette).
Con mio padre siamo andati alla vigna di mio nonno Umberto, che si trova sulle colline sopra Turano in località “la Lumacheja”.
Al ritorno mio padre si è fermato presso dei conoscenti.
Io, non sapendo cosa fare, mi sono messo a giocare in questo modo: scendevo da un ripido poggio e mi fermavo contro il tronco di alcuni alberi che distavano un paio di metri: forse ero da solo, forse c’era qualche altro bambino.
Il gioco è andato avanti per un pezzo, quando alla fine ho dato una musata pazzesca contro la pianta.
Ricordo ancora le mie piccole mani contro il tronco che non sono riuscite a frenare la mia corsa.
Suppongo di avere sbattuto la parte superiore della testa, perché non ho avuto danni né al naso né alla bocca.
Non ho perso conoscenza, ma sono diventato cieco: non ci vedevo più.
Mi ricordo ben poco del resto.
Mio padre mi ha accompagnato giù a piedi e l’ultimo flash che ho è di me fermo, rivolto verso mare, sulla strada in piedi davanti alla casa di mio nonno, al Bagaglione.
Poi mio padre mi ha guidato a casa e non so che cure mi sono state prestate. Nessuno, né prima ne poi, mi ha portato all’ospedale a fare un controllo.
Sono rimasto cieco per un bel po’, ma, credo, il giorno dopo avevo riacquistato la vista.