Berlusconi chiede scusa alla moglie.
330. Baldini Francesco.
Marina, 14 ottobre 2006, sabato.
L’ultima volta che ho visto Francesco Baldini è stato pochi mesi prima che morisse.
Stavo uscendo dall’ufficio postale di via Carducci, quando è arrivata l’apetta guidata da suo figlio Baldini Adamo. L’apetta ha fatto la curva a destra e si è fermata davanti allo scivolo. Francesco era seduto fermo impettito sul lato destro: sembrava un manichino, faceva impressione la sua faccia assente e immobile. Pareva un oggetto, un pacco, non un essere vivente. Il figlio è uscito dall’apetta, si è avvicinato al posto del padre e lo ho tolto di peso dal veicolo e lo ha messo in piedi. Sempre reggendolo. Si è messo alle sue spalle e lo ha sollevato tenendolo ritto e piano piano lo ha avvicinato alla porta salendo lo scivolo. Era una scena impressionante. Avevo visto abbastanza e me ne sono andato.
327.
Marina, 11 ottobre 2006, mercoledì.
Morte di una pineta lungo il litorale tirrenico
La pineta esisteva inquietante e oscura
rifugio di amanti e di guardoni
densa di sussurri sospiri e di grida.
Poi d’improvviso un mattino
fu recintata e venne infisso un cartello
“Costruzione di quartiere residenziale
Società Tre Stelle…”
Ora al centro torreggiano le gru
e l’impastatrice del cemento.
Gli uomini si aggirano scavano spianano
tra urli e fragori assordanti
edificano.
I pini buttati ai margini sradicati
esalano nel sole un tenue sentore di resina
con le ultime linfe alimentando
stentate gemme primaverili.
Qualche passante si volta a guardare
i lavori.
Domani nessuno ricorderà che una volta
al posto degli appartamenti di lusso
c’era la terra e c’erano gli aghi dei pini
aguzzi scricchiolanti sotto i piedi impazienti
e insetti cicale cespugli tronchi scabri
tesi verso l’azzurro
e fresco e riposo ed effluvi
per chi cammina nel sole.
Domani nessuno ricorderà l’ombra
e i sussurri notturni
se non forse gli innamorati e i poeti.