ROMA - Ci sono le foto, immagini piuttosto nitide estrapolate dai video delle telecamere a circuito chiuso della metropolitana di Roma, e i riscontri testimoniali. Il volto delle due presunte assassine che hanno aggredito e ucciso Vanessa Russo, la ragazza di 23 anni colpita a morte con la punta di un ombrello che le ha trapassato un occhio e lesionato un vaso cerebrale, è noto alla polizia, non ancora le generalità, ma sarebbe questione di ore la definizione della loro identità anche grazie alle impronte digitali lasciate da una di loro sull'ombrello diventato una micidiale arma.
Le foto delle due donne - piuttosto giovani, una forse una rom o dell'est Europa, l'altra probabilmente dai tratti sudamericani - sono in possesso della polizia.
Delle immagini sono state fatte centinaia di copie e date agli equipaggi delle volanti che stanno setacciando i campi rom e gli abituali punti di frequentazione della capitale. Al lavoro i poliziotti della squadra mobile e del commissariato Viminale che hanno interrogato numerosi testimoni su delega del procuratore aggiunto della procura Italo Ormanni e del pm Sergio Colaiocco. Alcuni testimoni avrebbero riconosciuto nelle foto le due donne che hanno aggredito Vanessa: tutto sarebbe cominciato nel vagone della Metropolitana che giovedì portava all'appuntamento con la morte, nel centro di Roma alla fermata Termini, Vanessa che prima di andare al lavoro - era in prova in una gelateria di Via dei Serpenti ma studiava per diventare infermiera - si era concessa due passi a piedi, al sole. Il pm ha anche conferito l'incarico al consulente che domani, nel cimitero del Verano, eseguirà l'esame autoptico. I funerali di Vanessa potrebbero quindi svolgersi al più tardi lunedì. Un banale litigio, dunque, e non un tentativo di borseggio finito in tragedia: un movente futile, che, se accertato, potrebbe aggravare la posizione delle due donne accusate formalmente di omicidio volontario.
Le testimonianze dei presenti all'aggressione tenderebbero ad accreditare l'ipotesi di un alterco, poi un litigio tra Vanessa e le due donne. La famiglia di Vanessa, originaria di Borgata Fidene, quartiere-dormitorio di periferia a nord-est della capitale, chiede giustizia. "Voglio solo che siano prese - ha detto la madre della ragazza - voglio giustizia per chi è responsabile di questa assurda tragedia". Il fratello Simone ricorda Vanessa come "una ragazza semplice e serena". E' lui della famiglia che giovedì scorso l'ha vista per ultimo in vita. "Mi era venuta a trovare - ricorda Simone - alla stazione Tiburtina, dove sto lavorando. E' stata con me una decina di minuti, ha mangiato un pacchetto di patatine e poi è andata via. Le ho chiesto di rimanere con me qualche altro minuto, ma lei ha voluto approfittare della bella giornata di sole per fare due passi dalla stazione Termini al posto di lavoro, in via dei Serpenti. Forse se fosse rimasta con me a quest'ora era ancora in vita".
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