Massa, 20 giugno 2007.
L’altra sera, precisamente lunedì 18, ero nel campo e Baldini col frullino aveva tagliato l’erba lungo la gora.
Come ispirato da un dio, sono andato a controllare.
Mi colpisce l’occhio quella che mi sembra la pelle di un serpente.
Cerco un ferro e ritorno.
Tocco col ferro. No, è proprio un lungo serpente rimasto impigliato in un pezzo di rete per gli uccelli, messa a tappare un buco.
E’ ben intrappolato nella rete, non ha nessuno scampo. Non riuscirà mai a liberarsi. La sua sorte è segnata.
Non c’è molto tempo. E’ già quasi buio.
Il mio animo da buon samaritano mi impone di salvarlo; ma, che palle, ci voleva anche questa!
Con la falce taglio la rete per levarlo dalla fossa in cui era.
Lavoro non proprio semplice.
Lo tolgo dalla fossa, tutto aggrovigliato nella rete.
Vado a cercarmi dei guanti e qualche altro strumento: le forbici per potare.
Torno e non si è mosso di molto: ha la testa e circa 20 centimetri del corpo ben infilati nelle maglie della rete: si tratta di una rete fitta e sottile, micidiale.
Volevo salvarlo senza che nessuno se ne accorgesse, ma era impossibile.
Ero in ginocchio che cercavo di ridurre il groviglio che lo avvolgeva, quando Rita mi ha chiamato:
“C’è da piantare una canna!”
La cosa più semplice era dirle la verità, altrimenti non mi avrebbe lasciato in pace.
“Sto liberando un grosso serpente, intrappolato nella rete”.
Ho sentito anche la voce di Baldini che parlava con Rita.
“Ha trovato un serpente, lo sta liberando” diceva lei.
“Perché non lo ammazza?” chiedeva lui.
“Perché devo ammazzarlo? Che mi ha fatto?”
Senza guardare nessuno e senza distrarmi ho continuato il mio lavoro.
Tenevo il serpente fermo per la testa e con la destra tagliavo sempre di più la rete.
Ho lasciato il serpente da solo un paio di volte.
Ora avevo anche un paio di forbici per la carta.
Stava facendo troppo buio e allora ho preso il serpente con la sinistra per la testa e con la destra per il corpo e l’ho portato di là davanti alla casa di mio nonno: davanti alla stanza, dove c’è la luce elettrica.
Il serpente era bloccato ancora da numerose maglie che gli stringevano il corpo e la testa.
Infilavo le forbici sotto ogni filo e lo tagliavo.
Ho chiesto a Rita un paio di forbicine e così anche mia madre, che le ha date in prestito, è venuta a sapere del serpente.
Infilavo le forbici sotto ogni filo e lo tagliavo. Le maglie in cui si era infilato erano tantissime.
Il serpente, comunque, è stato buono fino all’ultima maglia.
Appena però si è reso conto che la rete era stata tagliata tutta si è agitato violentemente, io ho lasciato la sua testa che tenevo ferma e lui è subito sparito in pochi secondi strisciando nell’erba.