514. Cuore.
Massa, 21 agosto 2007.
L’isola
Circondata da acque profonde
l’isola
ha visto
avvicendarsi albe e tramonti
assorta
ha ascoltato il respiro dei mondi
ed echi provenire dalle stelle
sola
ha sognato
nel fruscio del vento
che raccontava storie leggende
fatti umani
immobile
ha palpitato
dietro al volo del gabbiano
che
varcando la scogliera aguzza
puntava l’ala a Est
là
dove nelle brume mattutine
sagome di altre isole
rompevano la vastità.
470. Il Vascello Fantasma.
Massa, 28 febbraio 2007.
Il Vascello Fantasma
di R.S.
Dalla nebbia emerse d’improvviso
senza rumore
gigantesca creatura
e il sangue
mi rifluì nelle vene.
Era l’attimo infine
– e lo sapevo –
che mi assegnavano per ritrovarti
Signore
dovunque tu fossi
e comunque tu fossi
– forza vitale da cui nasce e si dipana lento
sui tetti il fumo dei camini
quando il gelo scolpisce figure di neve
e tracciano col dito i bambini
misteriosi segni su vetri appannati –
Ma fu tutto inutile.
Irretita guardavo
e non vedevo nome sulle fiancate
né timone
il ponte era deserto come il tuo cuore che mi rifiutò.
469. L’idraulico.
Marina, 27 febbraio 2007.
Premetto che non sono un idraulico e perciò userò una terminologia poco appropriata, da vero profano.
Cominciamo dunque.
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Stamattina mi sono svegliato presto, alle sei, e me ne stavo tranquillo a fare i fatti miei, quando Rita mi ha avvisato che lo sciacquone del w.c. era rotto. Sarebbe poco male. Solo che il nostro idraulico, Finetti, passa buona parte del suo tempo in Messico e questo è il periodo che non c’è. Do un’occhiata al problema, mi sembra abbastanza abbordabile e dico che ci penso io.
Prendo il coperchio della cassetta e tutto quello che è asportabile, lo metto in un paio di sacchetti di plastica e mi organizzo per passare da Bondielli, magazzino di idraulica.
Alle 7 e 20 sono a scuola e aspetto l’Elisabetta, aiutante bibliotecaria precaria.
Quando arriva, alle 9 circa, le spiego il mio problema e prometto di tornare prima possibile.
Mi reco al magazzino. Un commesso molto gentile mi cambia alcuni piccoli pezzi, tra cui un tubicino di gomma. Il tutto fa due euro e 12.
Vado di corsa a casa. Faccio alcune prove: non funziona, esce dell’aria da un attacco. Mi arrendo e ritorno al magazzino. Spiego il problema. Il commesso cambia altri due pezzettini. Facciamo le prove nell’acqua: ora deve funzionare per forza. Nuova spesa: un euro e 52.
Me ne torno a scuola convinto che ormai è fatta.
Passa piacevolmente il tempo e arriva mezzogiorno e mezzo.
Torno a casa e provo. Non funziona. Mi accorgo che nello scarico c’è un pezzo rotto della grossezza di mezza matita. Mi arrendo. Decidiamo di chiamare Oriano che di mestiere fa piccoli lavori di ogni genere: imbiancatura, idraulica, tapparelle, elettricità, muratura …
Lo avvisiamo e lui promette di passare prima possibile.
Dopo aver mandato un po’ di accidenti a tutti gli idraulici, decido di sentire quando Finetti tornerà in Italia. Faccio il suo numero aspettando che la segreteria telefonica mi informi.
C’è un passaggio di linea e una signora mi risponde:”Pronto!”.
Io dico: “Ma ho sbagliato numero? E’ Finetti?”
“Sì! Le passo mio marito!”. “Ma non dovevate essere in Messico?”
La signora mi spiega che la suocera non sta tanto bene.
E così sono qua ad aspettare Finetti per le quattro, mentre Rita è al bagno Irene.
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Finetti è arrivato puntuale. Si è annunciato al citofono col suo suono inconfondibile, il suono più piccolo possibile: si sente appena.
Ha smontato tutto, chiusa l’acqua e portato via diversi pezzi. Io ho guardato e l’ho aiutato. Andava da Mercanti a prendere i ricambi e io sono qua che lo aspetto. Mi ha detto che la madre è morente (92 anni).
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E’ tornato. Ha montato i pezzi e ha provato lo sciacquone. Ma non funziona perfettamente.
Spesa 75 euro. Se alla moglie non va bene telefonare per sistemare meglio lo sciacquone.
Alle sei a prendere Rita all’Irene. Poi da Giovannelli a prendere i coperchi della pattumiera.
Poi all’Esselunga a comprare due piante. Poi in via Spinarosa a portare le due piante e depositare un coperchio. L’altro è leggermente rotto e lo porto a scuola ad aggiustare da Carlo Lazzarotti.
Poi a casa. Finalmente.
Fine.
(Massa, 28 02 07)
Naturalmente Rita non è rimasta soddisfatta (e come poteva, poverina!). Il pulsante non funziona bene, la cassetta si muove avanti e indietro e uno spisciolino d’acqua entra nel water. Urge richiamare l’idraulico.
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Gli studenti hanno chiamato il 26 «Numero di Dio»
Cubo di Rubik fatto in 26 mosse, parola di pc
La soluzione è stata trovata da un supercomputer che ha lavorato per 63 ore, esaminando 43 miliardi di miliardi di mosse
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CANADA- Per risolvere il cubo di Rubik bastano 26 mosse. Ad affermarlo non è un ragazzino alle prese con il famoso rompicapo degli anni Ottanta, ma due studenti: Daniel Kunkle e Gene Cooperman della Northeastern University di Boston. Per rimettere a posto le facce colorate del poligono i due hanno impiegato un supercomputer che ha lavorato senza sosta per ben 63 ore. E la macchina ha fornito il responso: in media il problema viene risolto in 26 mosse. Un risultato medio, appunto. Ciò vuol dire che il pc al massimo ha bisogno di 29 passaggi (a seconda del casuale grado di disordine delle facce), ma in alcuni casi (quelli più fortunati) gliene bastano meno di 26.
LA TECNICA - Alla base di questo verdetto c'è un complicatissimo programma di calcolo sviluppato in due fasi che ha preso in esame ben 43 miliardi di miliardi di possibili posizioni del cubo. Nella prima fase è stato chiesto al computer di cercare le migliori soluzioni e lui ha fornito «soltanto» 15 mila possibilità. Successivamente, partendo da queste 15 mila possibilità gli è stato chiesto di estrarre quelle con il minor numero di mosse. Tutti i dati della ricerca sono stati presentati da Kunkle e Cooperman al simposio internazionale di algebra computerizzata che si tiene a Waterloo in Canada.
IL NUMERO DI DIO - Gli studenti hanno battezzato il 26 come «God's Number» (Numero di Dio) perché non è possibile ordinare un cubo di Rubik in meno di 26 mosse. Ma questa è una teoria, basata su un programma matematico e dati statistici, non è detto che con un programma ancora più sofisticato e uno studio affrontato in maniera diversa non si arrivi ad abbassare il «Numero di Dio». Gli scienziati sono di nuovo al lavoro: sfideranno se stessi per ridurre il numero di mosse al di sotto delle 20.
16 agosto 2007
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