venerdì, 29 febbraio 2008

2. Il rito del caffè e latte.

 

Io ho sempre, tranne un piccolissimo intervallo, fatto colazione col caffè e latte.

Il rituale si è evoluto col tempo e ha raggiunto attualmente una complessità veramente notevole.

Mi alzo dal letto. Accendo la luce in cucina. Prendo il bricco del latte. Prendo il latte in frigorifero.

Verso mezzo litro di latte o la metà circa di un litro a seconda dei casi. Accendo il gas sotto il bricco. Per accendere il gas praticamente mi devo mettere in ginocchio perché ho mal di schiena.

La tazza di solito è già sul tavolo. Prendo due barattoli di miele, uno grande e  uno piccolo e due cucchiai grossi e tre piccoli. Verso il miele dal vaso grande con due cucchiai grandi e dal vaso piccolo con due cucchiai piccoli. Assaggio il latte col quinto cucchiaino finché è lì lì per bollire. [Questo perché mia moglie ha insistito fino alla noia che il latte ha già subito diversi processi e quindi perderebbe non so quali proprietà, se lo facessi bollire].

Verso metà latte nella tazza e aggiungo una bustina di Nescafè, che ho in due qualità: normale e grande aroma. Verso l’altra metà. E agito un po’.

A questo punto vado al gabinetto, uso la tazza e il bidet. Mi lavo le mani.

Lo scopo della manovra diversiva era all’inizio di far raffreddare il caffè e latte. Ma ora prendo una tazzina e con un cucchiaio verso un po’ di latte dalla tazza grande nella piccola. Anche questo in origine serviva per raffreddare il liquido. Bevo un po’ di latte e prendo una pasticca di Elopram.

Quando sono stufo di bere il latte lavo il bricco, che avevo riempito di acqua, e, dopo averlo asciugato, lo rimetto al suo posto.

Finisco la mia colazione e metto le tazze e i cucchiai nell’acquaio e le riempio di acqua.

Questa è la versione ridotta all’osso.

Ci sono varianti con l’aggiunta di pane biscotti cioccolata e commestibili vari.

 

 

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mercoledì, 27 febbraio 2008
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lunedì, 25 febbraio 2008

Il caso

Canone anche per il pc, scoppia la rivolta

Pioggia di ricorsi . La Rai si difende: «È la legge che lo stabilisce». Il verde Bonelli: «Intervenga l'Authority»

ROMA - Non è la Rai, ma la legge a stabilire chi deve pagare il canone e la legge dice che deve pagare chiunque possieda un apparecchio atto o adattabile a ricevere programmi tv. È quanto constata l'ufficio stampa Rai commentando la notizia, pubblicata su La Repubblica, circa la «pioggia di ricorsi» che sarebbero arrivati nella sede piemontese del Garante per il contribuente da parte di chi è stato invitato a pagare il canone pur avendo soltanto un pc e non un apparecchio televisivo.

LA RAI - «Il canone televisivo - puntualizza inoltre l'ufficio stampa Rai - è una tassa che viene pagata allo Stato in base alla legge e che lo Stato poi riversa alla rai grazie al contratto di servizio. Le lettere che ingiungono di pagare il canone sono infatti firmate dal Sat (sportello abbonamenti tv) che dipende dal ministero dell'economia». Intanto però infuria la polemica. Il verde Bonelli invoca l'intervento dell'Authority parlando di «inaccettabile attacco al popolo del web». Spiega Bonelli: «Le lettere che ingiungono il pagamento del canone televisivo a chi possiede un pc o un videofonino firmate dal Sat (sportello abbonamenti tv) sono un atto illegittimo: questo della Rai e dell'organo del ministero dell'Economia è un inaccettabile attacco al popolo del web». Bonelli aggiunge che «su questa grave vicenda chiederò un intervento immediato del ministro e dell'Authority delle Comunicazioni».

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venerdì, 22 febbraio 2008

NEW YORK (USA) - Hollywood ci aveva già pensato. Inventando un thriller dal titolo accattivante: «L'uomo senza sonno». In cui un sempre più sgomento Christian Bale scopriva di non riuscire più a dormire, per mesi. Sprofondando lentamente nel delirio. Ma come spesso accade la realtà supera la fantasia.

Christian Bale, in «L'uomo senza sonno» (Paramount)
L'emittente televisiva americana Abc trasmette infatti oggi un programma dedicato a una rarissima malattia genetica, fatale e, a quanto pare, portata in America da un italiano. Si tratta dell'FFI, ovvero la «Fatal Familiar Insomnia» l'Insonnia familiare fatale.

LA MALATTIA - Chi ne è affetto cerca di dormire, ma non può. La malattia costringe le persone a vivere per mesi in una sorta di incubo, finchè non sopraggiunge il decesso. È una condizione rarissima, riscontrata in 40 famiglie in tutto il mondo. I ricercatori pensano sia stato un ricco medico italiano, primo portatore inconsapevole della mutazione genetica, a dare origine alla FFI, 250 anni fa. Gli esperti lo chiamano il Paziente Zero, il primo caso noto della malattia. Quando morì nel 1765, aveva trasmesso la malattia ai figli e così la mutazione cominciò a diffondersi. La storia viene raccontata dal ricercatore D.T. Max nel libro «The Family That Couldn't Sleep». Max ha studiato i documenti che mostrano, attraverso il 18mo, 19mo e 20mo secolo, le morti legate alla FFI nelle generazioni derivate dalla famiglia del Paziente Zero. Fino ad arrivare agli Anni Ottanta, quando un discendente della famiglia, Silvano, improvvisamente ha iniziato a manifestare i segni della malattia. Studiato alla clinica del sonno dell'Università di Bologna, Silvano è morto ma ha donato il cervello alla scienza, permettendo di comprendere meglio i meccanismi dietro alla FFI.

COME SI SCOPRE LA MALATTIA - «Nel giro di un mese, è facile accorgersi di avere una malattia come nessun'altra», dice D.T. Max . «Innanzitutto, - sostiene - non si riesce più a dormire. Poi, non si riesce a camminare, a concentrarsi su niente. Di solito, nel giro di nove mesi, si muore». Secondo il Dr. Elio Lugaresi, direttore della clinica del sonno dell'Università di Bologna, Silvano e le altre persone della sua famiglia affette dalla FFI non potevano cadere nella fase REM del sonno. La cura con i sonniferi non serviva. Gli scienziati che hanno studiato il cervello di Silvano hanno però potuto capire che cosa accade ai neuroni dei malati di FFI: le normali proteine presenti nella materia cerebrale si spezzavano a causa delle mutazioni genetiche creando i prioni. Queste proteine anomale si accumulavano nel cervello, formando grappoli che distruggevano i neuroni, lasciando nel cervello dei buchi, simili a quelli di una spugna. «Nella FFI la maggior parte del danno, ovvero la regione del cervello dove si accumulano i prioni, sembra essere nel talamo», spiega il Dr. Michael Geschwind, che studia la FFI alla University of California di San Francisco. L'accumulo di prioni nel cervello danneggia le cellule nervose, fino a ucciderle. Per ragioni non note, i sintomi della FFI emergono solo nella mezza età, di solito quando le persone hanno già avuto figli. Ogni figlio ha una chance del 50% di avere il gene killer. Comunque, un test del sangue permette di scoprire se un individuo ha ereditato la malattia dai genitori.

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giovedì, 21 febbraio 2008
paolo giordano

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la solitudine dei numeri primi

romanzo

MONDADORI
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giovedì, 07 febbraio 2008

è successo a Santa Palomba, alle porte della capitale

Orrore a Roma, corpo di un neonato
tranciato a metà in un deposito di carta

I resti del corpicino trovati da un'addetta sul nastro trasportatore del magazzino di stoccaggio

Il magazzino della carta da riciclare dov'è stato ritrovato il corpo del neonato
ROMA - L'orrore si è materializzato improvvisamente, sul nastro trasportatore di un magazzino di carta riciclata, a Santa Palomba, alle porte di Roma. Un'addetta al deposito ha scoperto, tra i rifiuti di carta, il cadavere di un neonato, orribilmente tranciato a metà, dilaniato dagli ingranaggi dei macchinari di smistamento. Aveva il cordone ombelicale ancora attaccato, ma non è stato possibile risalire al sesso del piccolo, visto che mancava tutta la parte inferiore. Il macabro ritrovamento è stato fatto nelle prime ore della mattina, attorno alle 7.30, nel magazzino della società Inca di via delle Gerbere, a Santa Palomba.

GETTATO IN UN CASSONETTO - Nel magazzino confluiscono rifiuti di carta dalle campane di raccolta di diverse zone di Roma e dei comuni limitrofi. Non si esclude che il neonato possa essere stato gettato in una cassonetto per la carta e trasportato con uno dei carichi che arrivano a Santa Paolomba. Gli inquirenti che indagano sul caso, assieme al titolare della ditta di smaltimento dei rifiuti differenziati: stanno cercando di individuare da dove provenisse il carico di carta. Secondo il responsabile della ditta, probabilmente il carico risale a mercoledì sera e potrebbe provenire da Ostia.

RICERCHE - Nel frattempo, gli investigatori del Commissariato Ostia Lido in collaborazione con gli altri Commissariati di Roma stanno indagando in diversi ospedali dei dintorni della capitale per verificare se in nottata, o nella giornata di mercoledì, qualche donna abbia chiesto soccorso. Ricerche sono state effettuate al Grassi di Ostia, al Sant'Anna di Pomezia, ma anche all'ospedale di Anzio.

AUTOPSIA - La magistratura di Roma ha subito disposto l'autopsia, soprattutto per capire se il bambino sia morto a causa dei macchinari che hanno straziato il suo corpo oppure se sia morto soffocato all'interno del contenitore di carta da riciclaggio.

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giovedì, 07 febbraio 2008

Il caro vita si fa sentire, soprattutto tra i giovani. E c'è chi ne approfitta

A Parigi sesso in cambio di un tetto

Boom degli annunci sul web: «Offro casa. Nessun corrispettivo in denaro, pagamento in natura»

 
PARIGI - Il caro vita non risparmia nessuno, soprattutto in una metropoli come Parigi. I «nuovi poveri» sono soprattutto giovani lavoratori e studenti, costretti persino a cambiare abitudini alimentari per risparmiare e a provare ogni tipo di «lavoretto» per sbarcare il lunario. Negli ultimi tempi si è parlato parecchio di studentesse disposte a prostituirsi per pagarsi gli studi. Ora c'è chi se ne approfitta: per fare fronte al caro affitti, a Parigi c'è chi è disposto a affittare una stanza o un mini appartamenteo in cambio di pagamenti in natura: sesso in cambio di un tetto. Sono in particolare alcuni siti Internet, come Missive, Kijiji, Vivastreet o il giornale gratuito Paris Panama, a pubblicare questi annunci, che come ha sottolineato il quotidiano francese e di sinistra, Liberation, stanno facendo registrare un vero e proprio boom.

SESSO PER UN TETTO - Il quotidiano Liberation ha raccontato un caso esemplare della nuova moda: Antoine, 47 anni, offre «comfort» e «una camera indipendente» in un appartamento. Nessun affitto da pagare, né cauzione. «Si paga in natura», ha spiegato Antoine. Tutto è basato su questo contratto di fiducia. Ma di che patti si tratta? Dalle sue coinquiline lo strano locatore si aspetta «che gironzolino spesso nude per casa» e nessun limite di frequenza per i rapporti sessuali. Quanto alla durata del contratto «non ci sono limiti: può essere mesi, anni. Le sole ragazze che ho sfrattato sono quelle che non hanno rispettato i loro doveri». Di solito negli annunci la parola «sesso» non è menzionata ed è camuffata sotto formule come «per ragazza», «in cambio di prestazioni» e non viene specificato il montante dell'affitto.

VARIE FORMULE - Antoine sa bene che se queste ragazze avessero «i mezzi per pagarsi un affitto» non verrebbero a casa sua. Ma non si fa scrupoli. Poi ci sono le formule «miste», come un monolocale a 650 euro «negoziabili», nel senso che c'è chi è disposto a scendere a 450 euro «per due weekend di sesso al mese». E Laurent, 32 anni, propone di condividere il suo bell'appartamento nel XV arrondissement in cambio di «relazioni sessuali non classiche». Pierre Allain, webmaster di Missive interpellato dal quotidiano francese, richiama alla «prudenza» senza tuttavia porre censure a «quello che è uno scambio tra adulti consenzienti»: «A volte ci sono uomini che approfittano della disperazione delle giovani. Noi mettiamo in guardia i nostri internauti, ma non possiamo selezionare ogni annuncio», ha spiegato Allain. Missive è registrato in Svizzera, come la maggior parte dei siti internet che offrono questi servizi. «La Svizzera ha una legislazione più permissiva - ha proseguito Allain - resta il fatto che anche in Francia un uomo ha il diritto di offrire alloggio in cambio di prestazioni sessuali».

LE STORIE - Qualche ragazza, che ha provato l'esperienza, ha detto al quotidiano che preferisce «prostituirsi per pagare l'affitto, almeno si resta libere». Tina, 35 anni si dice molto soddisfatta: «È un uomo di 62 anni, l'ho incontrato sugli Champs-Elysees, vive all'estero e viene in Francia ogni tanto. Il resto del tempo vivo sola nel suo appartamento di 115 metri quadrati nel XVI arrondissement».

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mercoledì, 06 febbraio 2008

466. Mercoledì delle ceneri.

 

Massa, 23 febbraio 2007.

 

Era il mercoledì delle ceneri di molti anni fa.

La giovane donna attraversa piazza Garibaldi e si ferma a guardare l’edicola dell’angolo.

E’ piccola e magra e dimostra dieci anni meno.

E’ tranquilla e rilassata: ormai il carnevale è finito e non deve più temere i ragazzacci col manganello.

All’improvviso un ragazzo la raggiunge inaspettato alle spalle e la colpisce alla testa col suo manganello e sparisce come un fantasma.

Un dolore tremendo: le vengono le lacrime agli occhi.

Il vecchio giornalaio guarda con la sua aria pista: non dice una parola, non un cenno, come se fosse tutto normale (per fortuna è morto: ben gli sta!).

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lunedì, 04 febbraio 2008
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categoria:sesso, sexy, sex
lunedì, 04 febbraio 2008

LA RICERCA DI UN'UROLOGA ITALIANA PUBBLICATA SULLA RIVISTA EUROPEAN UROLOGY

«I tacchi a spillo fanno bene all'eros»

Camminare sui «trampoli» rafforza i muscoli pelvici coinvolti nell'orgasmo

LONDRA - Le amanti dei tacchi a spillo possono continuare a camminare felici e contente sui loro trampoli. Stando, infatti, al Sunday Times, lo stiletto non solo ci regala un’andatura da urlo, ma avrebbe anche benefici effetti sulla nostra vita sessuale, andando a influire sui muscoli pelvici, altrimenti noti come «muscoli del piacere» e direttamente coinvolti nell’orgasmo. Il merito della scoperta è tutto italiano: stufa di tutte le bizzarre e assai poco scientifiche teorie degli ultimi tempi, che sembravano legare il tacco a spillo a ogni possibile patologia, ivi compresa la schizofrenia, Maria Cerruto, urologa all’Università di Verona, ha deciso di studiare a fondo la materia, per dimostrare che lo stiletto non è poi così male. «Adorando le scarpe con il tacco – ha raccontato la dottoressa al giornale londinese – ho voluto cercare qualcosa di positivo in loro e alla fine ho raggiunto il mio obiettivo, scoprendo che i tacchi influiscono sull’attività della zona pelvica, riducendo il fastidio. Ora speriamo di riuscire a provare che indossando questo tipo di scarpe durante le normali attività giornaliere, si riduce anche la necessità di dover ricorrere agli esercizi pelvici per tenere elastica e tonica quella specifica parte del corpo femminile».

LO STUDIO - Per la sua ricerca, pubblicata sulla rivista European Urology, la Cerruto ha analizzato 66 volontarie al di sotto dei 50 anni, misurando l’attività elettrica prodotta dai muscoli pelvici a seconda della posizione assunta dai piedi e scoprendo che le donne che tenevano i piedi con un angolatura di 15 gradi dal pavimento, corrispondente a un tacco di 7 centimetri, mostravano una riduzione di oltre il 15% dell’attività pelvica.

BENEFICI - In altre parole, lo stiletto avrebbe la capacità di rilassare i muscoli, aumentando al tempo stesso la loro forza e la loro capacità di contrazione. E muscoli pelvici ben allenati significano una maggiore eccitazione sessuale e, di conseguenza, un piacere più intenso. «Le donne sono spesso in difficoltà nell’eseguire gli esercizi specifici per la zona pelvica – ha spiegato l’urologa – e ciò potrebbe rappresentare una soluzione. Come molte donne, anche io amo i tacchi alti e sebbene siano spesso scomodi, continuo ad indossarli per apparire più magra e più alta. Ecco perchè è un bene sapere che adesso hanno anche dei possibili effetti positivi per la nostra salute».

CORSI DI PORTAMENTO - Lo studio italiano è stato accolto con favore dal mago per eccellenza dello stiletto, Manolo Blahnik: «E’ una splendida notizia, dopo anni di teorie contraddittorie. Per le donne, i tacchi sono un modo per attirare gli uomini. Certo, ci vuole misura, perché un tacco superiore agli 11,5 centimetri non solo non fa camminare bene, ma non è nemmeno elegante». Diversa, invece, la reazione degli esperti di fitness: per Zoe McNulty, che insegna “Sweat and Stilettos” (ovvero, sudore e tacchi a spillo) in una palestra londinese, la ricerca veronese è la conferma della bontà del suo corso, dove spiega alle donne come migliorare il tono muscolare della parte bassa del corpo dall’alto di un tacco a spillo.

RISCHI - «Quando si indossano le scarpe con i tacchi si fanno lavorare dei muscoli che nemmeno si sa di avere – ha detto la McNulty - . Il rischio è però di assumere una cattiva postura, per questo la gente viene ai miei corsi». Più scettico, invece, Matt Roberts, già personal trainer di star come Madonna, Naomi Campbell e Mel C: «I tacchi alti costringono a contrarre i muscoli del sedere, dell’interno coscia e della parete pelvica e questo aiuta sicuramente ad avere un fisico tonico – ha sottolineato Roberts - ma gli effetti negativi possono alla fine prevalere su quelli positivi, perché quando si indossano gli stilettos le ginocchia e le caviglie sono costantemente messe sotto pressione, mentre i fianchi finiscono fuori posizione rispetto al bacino. E, sul lungo termine, tutto questo può provocare dei danni al fisico».

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