venerdì, 30 maggio 2008

la dinamica della tragedia è ora al vaglio degli inquirenti

Muore una bimba di due anni
lasciata su un'auto parcheggiata

La piccola è rimasta per almeno due ore nella vettura della madre, un'insegnante di Robbiate, nel Lecchese

 

LECCO - Una bambina di 2 anni è morta per cause ancora in corso d'accertamento, dopo essere rimasta a lungo nell'auto della madre. La donna, un' insegnante residente a Robbiate (Lecco), sarebbe uscita di casa di prima mattina per andare a scuola a Merate (Lecco) portando con sè la bambina. L'insegnante, madre di altri due figli in età scolare, sarebbe uscita di casa con l'ultimogenita per accompagnarla dalla baby sitter. Invece avrebbe raggiunto direttamente la scuola, un liceo di Merate, lasciando la bimba in auto.

L'ALLARME DEL PADRE - Alcune ore dopo il marito della donna ha ricevuto una telefonata dalla baby sitter che chiedeva come mai non le fosse stata portata la bimba. L'uomo a sua volta ha subito telefonato alla moglie. La donna si è precipitata in strada dove aveva lasciato l'auto parcheggiata e ha trovato la bimba agonizzante. La piccola è stata subito portata all'ospedale di Merate, ma è morta nonostante tutti i tentativi di rianimarla. Sull'accaduto stanno ora indagando i carabinieri del comando provinciale di Lecco e della compagnia di Merate. La Procura della Repubblica di Lecco ha subito aperto un'inchiesta e la salma della bambina già nelle prossime ore, con ogni probabilità sabato, verrà sottoposta ad autopsia.


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lunedì, 26 maggio 2008

Ragazza gettata nel lago, fermato il marito

Cameriera di 27 anni trovata con uno straccio in gola. È stata picchiata e strangolata

 

BRESCIA - Strangolata, forse picchiata e poi gettata nel lago d'Iseo. E' morta così, vittima di un delitto che ricorda la trama del film «La ragazza del lago», Agnese Schiopetti, 27 anni, mamma di un bimbo di 15 mesi. Il corpo è stato recuperato ieri mattina. In tarda serata, dopo un lungo interrogatorio, il marito Davide Sobacchi, 28 anni, è stato fermato con l'accusa di omicidio. Lavora come cuoco in un ristorante della Franciacorta. Nello stesso locale era impiegata anche lei, fino a quando era rimasta a casa, un anno e mezzo fa, dopo la nascita del loro bambino.

Era stato lo stesso Sobacchi, in mattinata, a denunciare la scomparsa della moglie. «Mi sono svegliato e non l'ho trovata in casa. Ho pensato che forse poteva essere andata via», ha detto agli investigatori. Sabato sera avevano litigato, e non era la prima volta. Il corpo di Agnese è stato avvistato in acqua poco dopo da un passante che ha dato l'allarme. Era poco distante dalla riva, a un metro e mezzo di profondità, proprio davanti a un chioschetto che vende pesce fritto tra Sale Marasino e Marone, sulla sponda bresciana del lago. Agnese aveva sul collo evidenti segni di strangolamento, in gola uno straccio rosso che le usciva dalla bocca. L'autopsia, disposta dal pm Claudia Moregola, potrà dire di più sulla morte della giovane donna: comunque, sembra probabile che sia stata uccisa durante la notte e buttata in acqua poco dopo. La ragazza, alta e con i capelli corti, indossava pantaloni e maglietta. Il corpo è stato recuperato da alcuni sub della Protezione civile, arrivati in pochissimo tempo sul posto perché già in immersione: stavano lavorando alla pulizia del lago per la manifestazione «Fondali puliti». Da subito i sospetti più gravi erano stati rivolti al marito della giovane. Gli inquirenti hanno ascoltato anche parenti e vicini di casa della vittima ma era proprio il racconto del cuoco a non essere abbastanza convincente: i carabinieri della scientifica hanno lavorato tutto il giorno nell'appartamento di Ospitaletto in cui la giovane coppia viveva da pochissimo.

Al setaccio casa, garage e auto dove sembra siano stati trovati diversi elementi utili per le indagini: tra le ipotesi anche quella che Agnese possa essere stata uccisa in un luogo chiuso, poi nascosta in una stanza poco distante e infine buttata nell'acqua del lago d'Iseo. Nello spiazzo davanti al punto in cui la vittima è stata ripescata sono state trovate tracce di pneumatici compatibili con quelli della macchina del marito. I vicini di casa raccontano di una coppia tranquilla, si erano trasferiti poco dopo le nozze, in settembre. Sembrava dimenticato il passato di lui in una comunità per problemi di tossicodipendenza. Lei era l'ultima di cinque figli. Qualcuno la vedeva spesso uscire con il passeggino, portava a spasso il suo bimbo di 15 mesi, accompagnata da un cagnolino.

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sabato, 24 maggio 2008
Una 75enne di Lainate arrestata dai carabinieri
Anziana riduce in schiavitù la badante
La romena 54enne era segregata in uno scantinato controllato da telecamere. Percosse e minacce. Non sapeva di essere cittadina UE
MILANO - L'ha cercata tra le più disperate, in una comunità d'accoglienza per donne straniere sole, a Milano, ha fatto finta di prenderla in servizio a casa sua come badante, e invece l'ha schiavizzata, umiliandola, picchiandola e facendole fare una vita miserabile perchè tanto era «solo una romena». La storia, di per sé squallida, ha però anche dell'incredibile se si considera che la presunta aguzzina è una pensionata di 75 anni, una tranquilla signora di provincia, con un discreto gruzzolo e una villetta. Ma nel seminterrato faceva vivere, come una specie di novella Cenerentola, una contadina di 54 anni che nemmeno sapeva di essere cittadina comunitaria e sopportava tutte le angherie per timore di essere espulsa.
RIDUZIONE IN SCHIAVITU' - Ieri, alla fine, la libertà le è stata restituita dai carabinieri, dopo la denuncia di una delle figlie che cominciava a sospettare che sua madre, dopo un anno di mezze parole sussurrate e mai nemmeno un incontro, fosse trattenuta contro la sua volontà in quella casa a Lainate, a nord di Milano. L'accusa, per l'anziana, è molto grave: riduzione in schiavitù. Solo l'età avanzata le ha permesso di essere posta agli arresti domiciliari.
CONDIZIONI DISUMANE - «Vorrei precisare che la pensionata, pur bisognosa di essere accudita - ha spiegato il capitano Necci, comandante della Compagnia di Rho - era perfettamente lucida, anche se evidentemente al limite della maniacalità. L'impressione è stata quella di trovarsi di fronte a un mix di cattiveria, ignoranza e razzismo». E altre persone, i vicini, potrebbero presto finire sul registro degli indagati dato che non potevano non sapere. Le condizioni dettate dalla «padrona» erano le seguenti: nessuna visita di parenti o amici, possibilità di fare la doccia solo una volta al mese, divieto di utilizzare l'acqua calda, un solo pezzo di sapone per bucato da utilizzare anche per l'igiene personale, cibo scarso, possibilità di bere solo acqua del rubinetto, e poi tante botte, date anche con pentole. E, naturalmente, di soldi non se ne parlava neanche.
TELECAMERE PER CONTROLLARE - A questo si aggiungeva un controllo totale sui suoi spostamenti: alloggiata nel seminterrato, poteva accedervi da una sola porta dotata di sensore acustico. E tutta la villetta era dotata di telecamere a circuito chiuso, le cui immagini venivano controllate dalla pensionata dalla camera da letto, e tutte le porte degli ambienti utilizzati dalla badante, compreso il bagno, erano tenute aperte e legate con dello spago per non essere mai chiuse, nemmeno quando lei andava in bagno. Il tutto avveniva sotto il continuo ricatto di essere denunciata e quindi espulsa dal territorio italiano: quando i carabinieri sono entrati nell' appartamento, infatti, lei temeva di essere arrestata. Poi, grazie a un'interprete, pian pianino ha preso fiducia, e alla fine, in caserma, davanti ai militari, è arrivato un pianto liberatorio e l'abbraccio con la figlia.
23 maggio 2008
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sabato, 24 maggio 2008

in molti lo indicano come assuntore e spacciatore di sostanze stupefacenti

Giallo Meredith, spunta il terzo uomo
«Sporco di sangue, gridava: "l'ho uccisa"»

Lo scoop del «Giornale dell'Umbria»: il ragazzo visto
da testimoni poche ore dopo la morte della studentessa

 

PERUGIA - Si apre un nuovo capitolo nel giallo della morte di Meredith Kercher, uccisa a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Secondo Il Giornale dell'Umbria nell'inchiesta è entrata una quinta persona, oltre a Raffaele Sollecito, la sua ex fidanzata Amanda Knox, Rudy Guede (tutti e tre attualmente in carcere) e Patrick Lumumba (arrestato e poi scarcerato). «Trent'anni, biondo, occhi azzurri, un berretto di lana bianco calato sulla testa e una felpa scura con la bandiera norvegese. A Perugia in molti lo indicano come assuntore e spacciatore di sostanze stupefacenti. La mattina del delitto di Meredith Kercher si aggirava per piazza Grimana con le mani, i vestiti e le scarpe sporchi di sangue. Fuori di sé, urlava e piangeva: "L'ho ammazzata, l'ho ammazzata"» scrive il quotidiano, precisando che il giovane «è stato visto da una mezza dozzina di persone e dai paramedici di un'ambulanza del 118 di passaggio nella zona, molte ore prima del ritrovamento ufficiale del cadavere della studentessa inglese. Questi ultimi lo hanno segnalato alle forze dell'ordine, ma pare che l'uomo non sia mai stato sentito dagli inquirenti e che nessuno gli abbia preso le impronte».

IL MEDICO - La notizia è arrivata quasi per caso, raccontano dal quotidiano. Un medico del Pronto Soccorso di Perugia ha chiesto a un giornalista se ci fossero novità in merito alla vicenda e ha chiesto: «Di quel ragazzo con le scarpe sporche di sangue poi non si è saputo più niente?». «Si tratta di una persona che conosciamo bene, è stato spesso soccorso da noi - ha aggiunto il medico, secondo quanto riporta il quotidiano -. La mattina del ritrovamento del cadavere di Meredith, circa due ore prima che venisse dato l'allarme, un'ambulanza che transitava per piazza Grimana l'ha incrociato. Gli operatori si sono fermati per chiedergli come stava, lui ha tagliato corto. Hanno notato però che aveva le scarpe da ginnastica sporche di sangue. Un centinaio di metri più avanti il personale del 118 ha incontrato delle persone che spesso si accompagnavano con lui e ha chiesto loro se fossero a conoscenza del motivo di quello strano comportamento. La risposta è stata: "dice a tutti di allontanarci da qui, perché scoppierà l'inferno"».

I TESTIMONI - Secondo il medico gli operatori del Pronto Soccorso avrebbero immediatamente raccontato tutto alla polizia e il quotidiano aggiunge che il ragazzo, «dopo il delitto, per circa un mese e mezzo ha trascorso le notti al Santa Maria della Misericordia. Poi è stato ricoverato in una comunità di recupero». Il Giornale dell'Umbria scrive di aver poi raccolto altre testimonianze a piazza Grimana: «Certo che lo conosciamo, ha spacciato nella piazza per anni - racconta uno dei testimoni -. Erano circa le sette del mattino del 2 novembre. Era sconvolto. Piangeva e urlava qualcosa come: "L'ho ammazzata, l'ho ammazzata"». «Aveva i vestiti sporchi di sangue - spiega un'altra persona - ed era ferito a una mano, la mano destra. Si è lavato alla fontanella. Poi ha fatto una telefonata dalla cabina telefonica. Urlava così tanto che si sentiva tutto. Parlava con una donna e le diceva: "ti ammazzo puttana". Riattaccata la cornetta, ha continuato a lanciare offese nei confronti di questa donna». «Indossava un berretto di lana bianca con il risvolto, giacca nera Napapjiri e scarpe da ginnastica» aggiunge un terzo testimone.

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categoria:meredith kercher
lunedì, 19 maggio 2008
«Ora nel mio quartiere, Fuorigrotta, mi chiedono autografi»
Giulia, la ragazza del decollète:
«Così ho scoperto i vulcani»
La 28enne della pubblicità sexy della TTTLines. «Ho fatto altri spot: prima i piedi, poi le mani. Ma ci voleva il seno per sfondare»
Giulia Mango
Giulia Mango
NAPOLI — Nome: Giulia. Cognome: Mango. Segni particolari: il suo decollète è protagonista della «esplosiva» campagna della TTT lines. I suoi seni simboleggiano il Vesuvio e l’Etna, e l’hanno proiettata alla ribalta dello showbitz. Durante il servizio fotografico allo Sferisterio Giulia fa le fusa all’obiettivo — da professionista, anche se da poco è nel giro — e risponde con sorrisi e frasi ad effetto agli automobilisti che la riconoscono e la chiamano. L’esplosiva bionda — 168 centimetri per 55 chili, taglia 42, terza abbondante, 28 anni — ha le lentiggini, occhi turchesi straordinari, belle gambe, pelle ambrata, capelli ricci ed un fisico che tenterebbe anche un uomo molto zen. Partiamo dall’inizio.
Di dove sei?
«Fuorigrotta, via Diocleziano».
Famiglia?
«Figlia unica: mamma casalinga e papà infermiere professionale all’ospedale San Paolo, reparto ortopedia».
Come hanno preso questa pubblicità così ardita?
«Mamma lo sapeva dall’inizio, babbo è geloso e gliel’ho detto a cose fatte. Poi è rimasto contento. I dottori dell’ospedale gli chiedono miei autografi. E poi nel quartiere ora sono popolarissima».
Lei faceva la commessa...
«Sì, saltuariamente. A Natale e il sabato da Lello Fusco al corso Umberto, nel negozio Armada Nueva».
Fusco fa tanta pubblicità... si sarà mangiato le mani per non averla notata.
«Sì, mi aveva sotto gli occhi ma gli sono sfuggita».
Studi?
«Dirigente di comunità. Poi ho lavorato come animatrice, come truccatrice. Ma il mio sogno è recitare: fin da bambina».
È fidanzata?
«Single, in attesa di qualcuno speciale».
I suoi amici come hanno preso questa sua improvvisa notorietà? «Sono stati i primi a sapere che avrei fatto questa pubblicità. Con Sabrina, Anna, Nunzia e Stefano siamo sempre insieme e condividiamo tutto».
Quando uscite dove andate?
«Sempre a Pozzuoli, spessissimo al Most».
Sembra che la sua vita non sia cambiata.
«Il lavoro, gli impegni: una rivoluzione. Ma a livello personale non ho subìto scossoni».
Soldi?
«Per ora non ho visto cambiamenti di rilievo».
Lei ha detto che farebbe un calendario.
«Sì, ma dipende dalla proposta. Vorrei sfruttare l’opportunità che mi si è presentata: più di tutto mi piacerebbe fare pubblicità di intimo e costumi».
Seno, sorriso, capelli... E’ tutto naturale?
«Tutto».
Il suo lato migliore?
«Gli occhi e l’addome: faccio molto sport».
Quale sport?
«Al Cus sprinning, con uno step con ammortizzatori, corpo libero, total body e attrezzi: tre volte a settimana. Poi vado in bici e faccio canoa».
Altri segreti di bellezza?
«Bevo molta acqua e mangio pulito. Il resto non è merito mio, ma di mamma e papà».
Come mai ha incominciato così tardi a pensare ad una carriera artistica?
«La mia prima esperienza come modella risale ad una decina di anni fa. Venni scelta, anzi i miei piedi vennero scelti, da una azienda napoletana di calzature per il tempo libero. Dopo i piedi, le mani. Qualche anno fa ha posato — solo le dita — per una azienda orafa. Ma sono venuta fuori solo quando ho mostrato una terza ’’porzione’’ del mio corpo. Ho iniziato dalla parte sbagliata. Ma ora voglio recuperare e farmi conoscere: non più solo ’’a pezzi’’».
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giovedì, 15 maggio 2008
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lunedì, 12 maggio 2008
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martedì, 06 maggio 2008
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martedì, 06 maggio 2008

sono tornati dall'inghilterra e si sono costituiti

Verona, presi gli ultimi due aggressori

Dichiarato morto Nicola Tommasoli, il 29enne aggredito da 5 neonazisti. I genitori: sì all'espianto degli organi

 

Materiale neonazista sequestrato
VERONA - Sono stati bloccati dalla Digos gli ultimi due presunti componenti del gruppo che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio nel centro di Verona. Federico Perini, 20 anni, e Nicolò Veneri, 19, entrambi veronesi, sono tornati da Londra la notte tra lunedì e martedì per costituirsi. Bloccati all'aeroporto di Orio al Serio, sono stati portati nel carcere veronese di Montorio. I due potrebbero essere presto sentiti dal pm che ha coordinato l'inchiesta sulla tragica vicenda conclusa con la morte del disegnatore industriale. Le indagini, anche grazie alle immagini registrate da telecamere, si sono subito indirizzate verso simpatizzanti della estrema destra. L'aggressione però non avrebbe avuto motivazioni politiche: la vittima, assieme a due amici, aveva negato una sigaretta al gruppo. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi lunedì il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario. All'appello mancavano gli ultimi due, che risultavano fuggiti all'estero, prima in Austria e poi in Inghilterra. Poi anche per loro si è chiuso il cerchio.

BRUTALE AGGRESSIONE - Dunque non ce l'ha fatta Nicola Tommasoli, il giovane rimasto vittima della brutale aggressione ad opera del gruppo di cinque neonazisti. L'ospedale Borgo Trento di Verona lo ha dichiarato clinicamente morto. I genitori del ragazzo hanno espresso il desiderio di donare gli organi. È passata da lesioni gravissime a omicidio l'ipotesi d'accusa nel fascicolo d'inchiesta per l'aggressione di Tommasoli. L'autopsia sul corpo di Nicola sarà disposta martedì mattina. La morte sarebbe riconducibile al vasto ematoma alla testa causato dai calci ricevuti.

LA SCENA DEL CRIMINE - Il 30 aprile scorso Raffaele Dalle Donne, in compagnia di altri due giovani, soprannominati Peri e Tarabuio (gli ultimi due fermati), è in centro per bere qualcosa in un noto caffè dove si trova gran parte della gioventù cittadina. Sono circa le 23 e ai primi tre si aggiungono anche altri due, Corsi e Vesentini, due ragazzi della provincia che frequentano anche loro la curva sud dello stadio «Bentegodi». I cinque bevono un po' e poi si spostano per le vie del centro e raggiungono un altro pub. Verso le due di notte, notano tre ragazzi che stanno fumando sulla strada. Corsi si avvicina e chiede sgarbatamente una sigaretta, la risposta è un no secco e poi partono gli insulti da parte dei cinque ultrà. I tre ragazzi che fumavano replicano alle parole e quindi si passa alle mani. Sono gli aggressori che cominciano a menare schiaffi contro gli altri tre continuando ad apostrofarli per chiedere una sigaretta: «Codino - dice uno degli aggressori rivolgendosi a un ragazzo che ha la coda di cavallo - dammi una sigaretta». Nella rissa Tommasoli cade a terra e due degli aggressori gli sferrano un calcio alla testa. Gli autori del pestaggio fuggono immediatamente, Dalle Donne, Peri e Tarabuio vanno a casa, gli altri due tornano a Illasi (Verona), il paese dove abitano. In ospedale, intanto, Nicola Tommasoli è già in fin di vita ricoverato in terapia intensiva con un edema cerebrale. Per lui non ci sarà nulla da fare.

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lunedì, 05 maggio 2008
  Belle De Jour: "anal sex is the new black"
   
 

 




"Vendredi 24 octobre. Ho trovato quella che sembra una eccellente, piccola e molto discreta agenzia. Li ho contattati via email, e dopo aver mandato loro alcune mie foto ho finalmente incontrato la coordinatrice al ristorante di un hotel a Central London". Fin qui nulla che faccia drizzare le orecchie. Potrebbe essere un’aspirante modella in cerca dell’occasione della sua vita, una giovane attrice che prova a uscire dal frustrante circuito dei casting. Che non è esattamente così lo si capirà tre giorni dopo, dimanche 26 octobre. Lei è una prostituta. O forse una scrittrice che ha fatto credere al mondo di essere una prostituta, e l’inganno ha evidentemente pagato visto che il suo libro - The Intimate Adventures of a London Call Girl, appena uscito in Inghilterra - è già il caso letterario della stagione.

Si chiama Belle de Jour: il nome è una citazione da intenditori, rimandando al personaggio interpretato da Catherine Deneuve nell’omonimo film di Louis Buñuel. Se dietro la scrittrice si nasconda realmente una call girl è una cosa che probabilmente non sapremo mai. L’unica certezza è il modo in cui Belle de Jour ha costruito il proprio successo: scrivendo un "blog", cioè uno delle decine di migliaia di "diari online" nati spontaneamente in Rete negli ultimi due anni. Nel suo caso è un diario di "incontri di lavoro". Pornografia dunque, moderatamente esplicita, ma soprattutto molto, molto intellettuale, e non priva di una certa ironia. C’è il cliente che nel bel mezzo di un incontro si mette a citare interi paragrafi di Territori Londinesi di Martin Amis (lei riconosce la citazione e glielo dice: lui rimane un po’ interdetto ma alla fine la cosa lo eccita ancora di più). Ci sono consigli pratici sul tipo di borsetta che una call girl deve usare ("lasciate perdere la baguette di Fendi: nemmeno Houdini riuscirebbe a farci stare dentro una frusta a nove code"). Ci sono massime che potrebbero essere scolpite nel marmo da quanto sono definitive, tipo "Anal sex is the new black" ("il sesso anale è il nuovo nero", nel senso di un capo d’abbigliamento che ormai chiunque ha nel proprio guardaroba). Puro Sex And The City, il paragone è inevitabile, ma se possibile ancora più disincantato. E visto che pur sempre di "diario" di tratta, ci sono pure le lamentele sentimentali: "Sono mesi che non ho un vero appuntamento" racconta Belle, salvo poi mandare tutto all’aria quando l’appuntamento arriva per paura che la sua "professionale efficienza" insospettisca il potenziale boyfriend...

Belle de Jour comincia a "postare" il suo diario nell’ottobre 2003. A dicembre il quotidiano inglese The Guardian la segnala come migliore blog dell’anno, ma a quel punto il fenomeno ha ormai superato i confini di internet scatenando la caccia all’identità segreta della sua autrice. Il "detective letterario" Don Foster - lo stesso che tempo addietro smascherò Joe Klein come l’autore di Colori Primari - prova a ricostruirne l’identità attraverso un complesso lavoro di analisi statistica, confrontando la ricorrenza nel testo di determinate forme lessicali con quella di migliaia di altri scrittori e scrittrici, e concludendo che l’indiziata è la giornalista Sarah Champion. Sbattuta in prima pagina nientemeno che dal Times, Champion ringrazia per l’attenzione ma declina ogni responsabilità (non senza puntualizzare "...e soprattutto non sono una ragazza squillo!"). Com’è ovvio il potenziale commerciale di Belle de Jour non passa inosservato, ed è solo questione di ore prima che tra gli editori londinesi inizi la gara al rialzo per assicurarsi l’esclusiva sull’opera della blogger senza nome e senza volto. Chi la spunta pare abbia messo sul piatto una di quelle offerte che non si possono rifiutare. E non è che l’inizio: Channel 4 ha già acquisito i diritti del libro, e ne trarrà una serie tv entro l’estate. Nel frattempo Belle de Jour ha smesso di aggiornare il blog. L’ultimo "post" è dello scorso settembre: dice che gli "appuntamenti di lavoro" stanno calando e che prepararsi per ogni incontro comincia a crearle un’agitazione fino a quel momento sconosciuta. Un modo elegante - chissà - per dire che ha deciso di fare la scrittrice a tempo pieno.




Un altro blog: stavolta dall’altra parte dell’Oceano, a Washington. Anzi, non semplicemente a Washington: a Capitol Hill, che è il cuore politico di Washington e quindi dell’America tutta. Jessica Cutler ha ventisei anni. E’ carina, simpatica, newyorkese, e lavora nell’entourage del senatore repubblicano Mike DeWine. Non un lavoro entusiasmante: deve leggere e scremare la posta del Senatore. Ma è pur sempre un primo passo per conoscere Gente Interessante, per entrare negli Ambienti Giusti. E lei è carina, sexy, addirittura "molto sexy" per i parametri di Capitol Hill. Jessica apre il suo blog, "The Washingtonienne", il cinque maggio scorso. Anonimo, ovviamente. Così come anonimi - soltanto le iniziali - sono i sei amanti dei quali racconta miserie, nobiltà e prestazioni a letto. Uno di loro è un avvocato, un altro è il selezionatore che l’ha scelta per il lavoro nell’ufficio del Senatore; un altro ancora è - si intuisce - un papavero abbastanza alto dell’amministrazione Bush. Quest’ultimo, sposato, la incontra in alberghi di lusso e non manca mai, alla fine, di allungarle una busta contenente del denaro. Lei scrive che la prima volta la cosa le da un po’ "fastidio", la seconda, la terza e le successiva invece si ripete "e allora?" ed incassa.

I giorni passano. Jessica è convinta che le uniche lettrici siano lei e le sue due amiche del cuore cui ha inviato l’indirizzo del blog, ma le cose stanno diversamente. Il 18 maggio il sito di pettegolezzi Wonkette.com (il Dagospia statunitense) segnala "The Washingtonienne" ai suoi lettori, e lì scoppia l’apocalisse, perchè i nomi saranno pure siglati, ma per chi bazzica Capitol Hill è questione di un attimo incrociare luoghi e allusioni per arrivare ai protagonisti. Jessica perde il lavoro, tecnicamente per "uso improprio delle dotazioni d’ufficio". La stampa statunitense infierisce facendone un caso-Lewinsky in sedicesimi. Pentita? Ma figurarsi. C’è chi dice sia stata lei ad architettare tutto ed a mandare la segnalazione a Wonkette... Tempo tre mesi - luglio 2004 - ed eccola in deshabillé sulle patinate pagine di Playboy. L’inevitabile libro - tra autobiografia e fiction - arriverà nelle librerie per il giugno 2005, e la copertina è già da culto. Nell’attesa coverrà fare un giro in Rete: hai visto mai Belle o Jessica avessero deciso di riaprire i blog.

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categoria:belle de jour